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     Improvvisare: una osservazione e una domanda

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    AutoreMessaggio
    Guidog

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    MessaggioTitolo: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 2:16 pm

    Poiche' il ivello dei vari musicisti di codesto forum e' piuttosto elevato, ecco una domandina per costoro (con cio' non voglio dire che chi non si sente di livello elevato non debba rispondere...).
    Se penso ad un pezzo e mi date un foglio di carta, io potrei scrivervi gli accordi sul foglio senza avere i mano la chitarra (se il pezzo non e' eccessivamente difficile), questo per dire che, nella mia testa, so gia' come suona ogni accordo nella tonalita' del brano. Parlando con un amico chitarrista (molto bravo) lui mi diceva che con l'improvvisazione capita qualcosa di molto simile: lui sa gia' come suonera' quella corda premuta a quel tasto in quel contesto armonico. Quindi l'improvvisazione, il solista, non ha mai "sorprese", in quanto lui anticipa quello che sara' il suono del fraseggio nella sua testa, lo conosce gia', anche quando improvvisa.
    Ecco, mentre nel mio caso questo funziona con l'accompagnamento, decisamente non funziona con le singole note. Posso anche riuscire ad improvvisare su un giro armonico, perche' so che scala/scale usare e quindi metterci note che c'entrano, ma molte di queste note NON SO come suoneranno (alcune ovviamente si'). E' chiaro che tutto cio' e' abbastanza privo di senso, in quanto il fraseggio che proponi a chi ti ascolta contiene una parte di casualita' che sorprende te che suoni per primo e cio' non mi pare un bene.
    Pero' mi chiedo: quanti decenni occorrono perche' ogni tasto della chitarra suoni nella tua testa in modo unico e inconfondibile? Quanto tempo occorre perche' pensare una frase musicale diventi subito in testa una diteggiatura?
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    cattanic

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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 2:39 pm

    Guidog ha scritto:
    Poiche' il ivello dei vari musicisti di codesto forum e' piuttosto elevato, ecco una domandina per costoro (con cio' non voglio dire che chi non si sente di livello elevato non debba rispondere...).
    Se penso ad un pezzo e mi date un foglio di carta, io potrei scrivervi gli accordi sul foglio senza avere i mano la chitarra (se il pezzo non e' eccessivamente difficile), questo per dire che, nella mia testa, so gia' come suona ogni accordo nella tonalita' del brano. Parlando con un amico chitarrista (molto bravo) lui mi diceva che con l'improvvisazione capita qualcosa di molto simile: lui sa gia' come suonera' quella corda premuta a quel tasto in quel contesto armonico. Quindi l'improvvisazione, il solista, non ha mai "sorprese", in quanto lui anticipa quello che sara' il suono del fraseggio nella sua testa, lo conosce gia', anche quando improvvisa.
    Ecco, mentre nel mio caso questo funziona con l'accompagnamento, decisamente non funziona con le singole note. Posso anche riuscire ad improvvisare su un giro armonico, perche' so che scala/scale usare e quindi metterci note che c'entrano, ma molte di queste note NON SO come suoneranno (alcune ovviamente si'). E' chiaro che tutto cio' e' abbastanza privo di senso, in quanto il fraseggio che proponi a chi ti ascolta contiene una parte di casualita' che sorprende te che suoni per primo e cio' non mi pare un bene.
    Pero' mi chiedo: quanti decenni occorrono perche' ogni tasto della chitarra suoni nella tua testa in modo unico e inconfondibile? Quanto tempo occorre perche' pensare una frase musicale diventi subito in testa una diteggiatura?

    Ma sei sicuro che la sorpresa non sia un bene? personalmente mi capita di improvvisare e dire, che noia, non è uscito niente di nuovo...
    Io penso che i momenti di grazia siano proprio quelli quando esce qualcosa che ti sorprende, sennò cosa si improvvisa a fare? Questo sempre in improvvisazioni "tonaloidi", perchè se parliamo di improvvisazione radicale.... affraid
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    francort

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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 3:21 pm

    Una risposta di buon senso alle due domande potrebbe essere “dipende”. Non è molto soddisfacente. Ma vedo ragazzi dotati avere quel tipo di maturità che io ho penato anni per mettere insieme e svilupparla in un trentesimo del tempo che ci ho messo io.
    Quindi dipende da quanto sei dotato.
    Quanto all’esempio che facevi su accompagnamento vs. solista mi vien da dire quanto segue: Tu hai una grande dimestichezza con l’accompagnamento e questo ti rende in grado di riconoscere e prefigurare “a secco” gli accordi con una certa facilità ma è un ruolo nel quale l’improvvisazione (pur possibile) è delimitata da paletti piuttosto stretti. Per quanto riguarda la parte del solista occorre tenere presente che non si tratta unicamente di utilizzare le note “giuste” e di saper dove cavolo stanno sulla tastiera. Giusto naturalmente lo studio approfondito della scala superlocria e quant’altro ma poi la musicalità e la bellezza scaturiscono da un esercizio non meccanico di questo sapere. Se no basterebbe un computer ben programmato.
    Nell’improvvisazione occorre avere tattica e strategia. Occorre sapere dove si vuole andare e come si può fare ad andarci. Occorre sapersi adattare a scenari che cambiano d’improvviso e cambiare idea d’un tratto su quello che si sta facendo. Occorre essere sempre avanti un passo rispetto a dove si è senza dimenticare da dove si proviene. Occorre anche azzardare cose senza avere davvero la sicurezza di cosa si sta facendo. Si, bisogna anche sapersi perdere. E’ davvero cosa nel contempo semplice e complessa. Semplice perché in fondo scaturisce dalle profondità di quello che sei. Complessa perché ogni volta devi saperti mettere in gioco completamente e pericolosamente e rischiare nel tentativo di inventare ogni volta nuove storie che devono avere un inizio, uno sviluppo, una fine … o anche no. E devi essere abbastanza convincente da tirare gli ascoltatori nelle tue storie, portandoli anche ad inventarsene di loro, in un interazione meravigliosamente libera ma che nel contempo costringe tutti a “pensare”, ad essere, anche come ascoltatori, partecipi di un’azione creativa.
    Certo quando penso ad una particolare nota la mano corre istintivamente la dove serve (e spesso anche ci arriva giusta ma non sempre e non è sempre un errore). Quanto ci ho messo? Non lo so. Non è civetteria: davvero non lo so. Non sono nemmeno sicuro che stia ancora imparando.
    Di sicuro, di tutti gli studi che pure ho fatto (o tentato di fare) oggi m’interessa solo la musica. Non ho fisicamente il tempo e ne più la voglia di occuparmi d’altro. Leggo le discussioni tra Franco, Nicola, Giovanni, Donato con un interesse ormai un po’ distaccato. Non è per superiorità. Al contrario, so che quel tipo di sapienza può anche portare a consapevolezze di raffinata creatività. Ma non è più per me. Ormai faccio solo ciò che posso. (e fin quando ce n’avrò).
    Scusate, questo era un bel po' da sfogo personale OT. Oggi mi girava così.
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    Jo
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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 5:17 pm

    nelle note di copertina di Kind of Blue Bill Evans risponde alla domanda in questione e parla di un'arte visiva giapponese in cui l'artista è forzato ad essere spontaneo.. fantastico
    mi scuso per l'inglese, non si sa mai che qualche volonteroso capace di farlo lo traduca per noi..

    "There is a Japanese visual art in which the artist is forced to be spontaneous. He must paint on a thin stretched parchment with a special brush and black water paint in such a way that an unnatural or interrupted stroke will destroy the line or break through the parchment. Erasures or changes are impossible. These artists must practice a particular discipline, that of allowing the idea to express itself in communication with their hands in such a direct way that deliberation cannot interfere.

    The resulting pictures lack the complex composition and textures of ordinary painting, but it is said that those who see well find something captured that escapes explanation.

    This conviction that direct deed is the most meaningful reflections, I believe, has prompted the evolution of the extremely severe and unique disciplines of the jazz or improvising musician.

    Group improvisation is a further challenge. Aside from the weighty technical problem of collective coherent thinking, there is the very human, even social need for sympathy from all members to bend for the common result. This most difficult problem, I think, is beautifully met and solved on this recording.

    As the painter needs his framework of parchment, the improvising musical group needs its framework in time,. Miles Davis presents here frameworks which are exquisite in their simplicity and yet contain all that is necessary to stimulate performance with sure reference to the primary conception.

    Miles conceived these settings only hours before the recording dates and arrived with sketches which indicated to the group what was to be played. Therefore, you will hear something close to pure spontaneity in these performances. The group had never played these pieces prior to the recordings and I think without exception the first complete performance of each was a "take."

    --- Bill Evans
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    MarkSkywalker

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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 5:33 pm

    francort ha scritto:

    Di sicuro, di tutti gli studi che pure ho fatto (o tentato di fare) oggi m’interessa solo la musica.

    Condivido pienamente
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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 6:04 pm



    Ultima modifica di .g♥♪ il Mer Giu 01, 2011 6:18 pm, modificato 1 volta
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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 6:39 pm

    .g ha scritto:
    tu non ti immagini neppure quante volte franco si è trovato col bantù prima di incontrare l'ungherese

    lol!

    Bel thread !

    Io che riesco al massimo ad improvvisare una spaghettata ... geek
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    francort

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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 6:48 pm

    Buttala via...

    Comunque il punto g ha sempre ragione. Crisi di frustrazione profonda sono in continuo agguato.
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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 6:49 pm

    .g ha scritto:

    ...e ti ritrovi fra le braccia di un bantù africano
    tu non ti immagini neppure quante volte franco
    si è trovato col bantù prima di incontrare l'ungherese

    aaaazzz, mi sa che continuo con l'accompagnamento No
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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 6:52 pm

    io suono sempre solo (perchè gli altri scappano lol! ) e quindi non mi pongo il problema...preferisco lo studio della musicalità data dai rivolti lungo la tastiera, per comporre il mio pezzo da suonare in fingerstyle. Un maestro mi aveva spinto sullo studio delle improvvisazioni con schemi veramente interessanti ma poi smisi proprio per le ragioni scritte sopra.
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    MarkSkywalker

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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   Gio Dic 10, 2009 7:36 pm

    Tabiai ha scritto:
    io suono sempre solo (perchè gli altri scappano lol! ) e quindi non mi pongo il problema...preferisco lo studio della musicalità data dai rivolti lungo la tastiera, per comporre il mio pezzo da suonare in fingerstyle. Un maestro mi aveva spinto sullo studio delle improvvisazioni con schemi veramente interessanti ma poi smisi proprio per le ragioni scritte sopra.

    Se non ti serve, evita....la vita e' una sola e bisogna focalizzare il piu' possibile e trovare cio' che ci da gioia e aumenta la passione e te lo dice uno che di studio ne ha fatto su questo topic, se devi impazzire per seguire una strada che non e' la tua suona e arrangia i tuoi brani fingerstyle e divertiti....
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    MessaggioTitolo: Re: Improvvisare: una osservazione e una domanda   

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