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     La linea di minor resistenza

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    AutoreMessaggio
    Jo
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    Messaggi : 2787
    Data d'iscrizione : 24.10.09
    Località : Colognola ai Colli

    MessaggioTitolo: La linea di minor resistenza   Mar Mar 13, 2012 12:13 am


    Lungo la linea di minor resistenza/
    siamo in marcia da gran tempo, stanchi/
    ormai, ingobbiti e tuttavia grati, nell'insieme./
    Di noi nessuno, credo,
    più ricorda quando cominciò, /
    né di dove, esattamente; un piccolo scarto forse,/
    una prima deviazione a evitare vampe lontane,/
    un tronco di abete o faggio a riparo,
    un muricciolo di pietre,/
    la breve spada per tre quarti nel fodero,
    l'occhio attento,/
    l'orecchio ben spalancato al fragore della battaglia/
    laggiù. Non sempre era facile seguirla, la linea./
    Spariva oltre un torrente ringhioso,
    si perdeva nell'incavo di fossi cari/
    al crescione e a limacciose lumache senza guscio.
    O perché/
    cadeva brusca la notte. Che fare adesso? Stavamo lì/
    attorno a magri fuochi di sterpi,
    malamente accampati,/
    inquieti, la paura come rugiada sui nostri mantelli./
    L'alba svelava molteplici insidie/
    ovvie a chiunque. Quel bosco troppo fitto
    troppo buio,/
    quella gola tortuosa fra pareti di roccia,
    quel ponticello nudo e sottile/
    sui risucchi del fiume,
    la palizzata sbilenca dall'aria indifesa,/
    un convergere di uccelli neri sulla radura a oriente,/
    l'ululìo di grossi cani tra ruderi anneriti.../
    Avevamo imparato, ci tenevamo a distanza
    avanzando a ginocchi piegati,/
    schiena curva, in silenzio.
    Ma la linea di minor resistenza.../
    ...ci sarebbe servita soprattutto nello smeraldo
    di un prato/
    prima di metter piede su dolcissime chiazze/
    di mughetti, di primule. Finalmente! Lo slancio/
    era invincibile, ci lasciavamo cadere su quel manto
    a braccia aperte,/
    lo sguardo ozioso, socchiuso, scivoloso/
    su vaghe ramaglie musicali in un accenno di vento./
    Api, anche.
    E una libellula incerta nel battito d'ali trasparenti./
    Non sembra vero, diceva qualcuno. E infatti/
    non lo era. In mezzo a noi languidi/
    - appena un fruscio, un taglio nel bisso -/
    precipitava il primo giavellotto. Il nemico era lì/
    tutto attorno. Bisognava fuggire, ritirarsi,
    più di una volta/
    combattere sopprimendo il tremito,
    richiamando l'impigrito furore/
    a denti stretti, l'urlo pronto a scoppiare, il braccio/
    mulinante a caso nella mischia. Belve, tutti.

    Carlo Fruttero

    _________________
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